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venerdì 20 giugno 2014

La mente nasce selvatica.



L'altro giorno riflettevo sulle cose che mi rendono felice.

(Chi la sa, a questo punto, attacchi con "le cose che piacciono a me" di Julie Andrews, che fa da perfetto sottofondo.)

Un breve saggio:
- cucinare la zuppa di verdure per cena con la rocket stove che si vede in foto e quattro ramoscelli presi dal bosco mentre passeggiavo col cane;
- sedermi in mezzo all'orto (che come lo faccio io è una selva oscura) e ammirare il brulichio della
vita;
- vedere un frutto formarsi dal suo fiore;
- osservare le api che bottinano (o che fanno n'importe quoi);
- vedere i miei animali pelosi che giocano;
- osservare i miei animali pelosi che dormono;
- accorgermi che un trapianto è riuscito;
- imparare a riconoscere un'erba selvatica di estrema utilità;
- fare gli intrugli (la liscivia, il macerato di ortica, le conserve, i liquori ...);
- costruire tutto quello che posso con le mie mani;
- sognare di riuscire a fare un marchingegno per macinare il mais che sto facendo crescere (con una bicicletta... forse);
- scaldarmi con la legna;
- .... e tante altre cose selvatiche (che comprendono anche il marito, tra l'altro) .

Ora.
Sono nata e cresciuta in città.
Come sono arrivata fin qua?
Dove diavolo sono andata a prendere queste attitudini?

Selvatici si nasce.





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